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VBCOROSEI
PILLOLE DI ....VOLLEY
 COMMENTO
Ci sono squadre, che pur avendo buone giocatrici non vincono mai . La maggior parte delle volte queste giocatrici non sono disposte a sacrificarsi per il bene della squadra. Il grosso problema è che, alla fine, la scarsa disponibilità al sacrificio rende più difficile raggiungere gli obiettivi personali. Se si pensa e si ha successo come una squadra, i riconoscimenti individuali verranno da sé. Il talento può risaltare su un azione di gioco, l'intelligenza e il lavoro di squadra fanno vincere  le partite e i campionati.
 
                                      La pallavolo
è un gioco di squadra che rientra tra gli sport di situazione
o “sport open”, in quanto per imparare a giocare
è necessario apprendere la tecnica, ma anche avere
delle buone capacità di adattamento alle mutevoli situazioni
di gioco.
Per ottenere un buon risultato in una prestazione
sportiva e di conseguenza una buona performance,
sono necessarie le seguenti condizioni: “gambe,
cuore e testa”, cioè una buona condizione fisica,
capacità tattiche e motorie, e un buon controllo emotivo
sulle situazioni ed abilità mentali sviluppate.
La pallavolo richiede specifiche capacità fisiche e mentali;
fra queste può rivelarsi determinante per il conseguimento
del risultato l’abilità di focalizzare l’attenzione
e di concentrarsi nei momenti chiave di una gara .

COMMENTO PERSONALE
Se non ci è dato prevedere il futuro,possiamo nondimeno e dobbiamo trarre utili insegnamenti dal passato e dal presente,per preparare un futuro meno peggiore di quello che facciano prevedere i fatti presenti.
Circa un anno fa,in riferimento a  una gara scrissi quanto segue :
«  un punto,è sempre ,un punto ma non tutti sono uguali….essere capaci di trovare le differenze, distingue i bipedi dai quadrupedi ».
Riferendomi a qualche atleta scrissi quanto segue :
    « Quando il gioco si fa duro ,e i punti contano il lupo indossa gli abiti dell'agnello »
TROPPO TESTARDA ,NEGA L'EVIDENZA ,NON TROVA LA POSIZIONE IN DIFESA E COMBINA DISASTRI IN ATTACCO NEI MOMENTI IMPORTANTI. SE LE PARTITE FINISSERO AL 20° PUNTO , LA VALUTAZIONE SAREBBE MOLTO ALTA , PURTROPPO IL REGOLAMENTO PREVEDE ALTRO.
« Fuori e dentro la partita » 
PRESTAZIONE GLOBALE BUONA, MA VALUTAZIONE  FALSATA E RIDOTTA PER ALCUNE SCELTE IN ATTACCO MOLTO FORZATE AL MOMENTO SBAGLIATO.
...................................CONCLUSIONE...........................
A distanza di un anno  ,è cambiato poco o forse niente






 NON ILLUDETEVI

Un macellaio mentre lavorava nel suo negozio vide entrare un cane con un foglio in bocca. Prese il foglio e lo lesse : «  Mi potrebbe  mandare 12 salsicce e tre  bistecche di manzo per favore ? ». Il macellaio notò pure che il cane aveva in bocca un biglietto da 50 euro,così prese le salsicce e le bistecche che mise in una borsa nella bocca del cane. Il macellaio rimase molto colpito e,siccome ,era già ora di chiudere il negozio,decise di seguire il cane che stava scendendo la strada con la borsa tra i denti. Quando il cane arrivò ad un incrocio,lasciò la borsa sul marciapiede,si alzò sulle zampe posteriori e con una delle zampe anteriori schiacciò il bottone dei pedoni per cambiare il segnale del semaforo.Prese  di nuovo la borsa ed aspettò pazientemente che il semaforo desse il via ai pedoni,e allora attraversò la strada e camminò fino ad una fermata del bus,mentre il macellaio stupefatto lo seguiva da vicino. Alla fermata il cane guardò verso la mappa delle rotte e degli orari e si sedette sul marciapiede ad aspettare il suo bus. Arrivò uno che non era il suo,ed il cane non si mosse.Arrivò un altro bus ed il cane visto che era quello giusto,salì dalla porta posteriore,affinchè il conduttore non potesse vedere. Il macellaio,a bocca aperta ,lo seguì. All’improvviso il cane si alzo sulle gambe posteriori e toccò il campanello della fermata,sempre con la borsa tra i denti.Quando il bus si fermò, il cane scese,ed anche il macellaio,ed entrambi camminarono per la strada finchè il cane si fermò davanti a una casa.Posò la borsa sul marciapiede ,e prendendo la rincorsa ,si lanciò contro la porta.Ripetè diverse volte ,ma nessuno gli aprì la porta,allora fece il giro della casa,saltò un recinto,si avvicinò ad una finestra e ,con la testa colpì diverse volte il vetro.Ritornò alla porta,che si aprì e comparse un un uomo che cominciò a sgridare il cane.Il macellaio corse verso l’uomo e gridò : « Santo cielo.che cosa sta facendo ? Il suo cane è un genio ! L’uomo molto irritato rispose : « Un genio ???  questa à la seconda volta in meno di un mese  che quel figlio di un cane dimentica le chiavi !!!! »
MORALE 
Puoi sempre superare le aspettative ,ma davanti  agli occhi del tuo coach sarai sempre al di sotto delle sue attese !!!


Julio Velasco  A.S.D. VBC OROSEI
“Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l'intelligenza che si vincono i campionati.” 
“I risultati e le vittorie si ottengono con il sacrificio.”
VINCERE NELLO SPORT AIUTA A VINCERE NELLA VITA
 Lo sport è  una metafora della vita.
Purtroppo c’è ancora la cultura, sbagliata e controproducente, del “basta partecipare”. Soprattutto se a praticare sport sono i bambini, la cultura è quella che si devono divertire. Ma un bambino non si diverte perdendo. Generalmente perdere, e perdere spesso, fa solo associare frustrazione e aiuta a costruire convinzioni depotenzianti, nella maggioranza dei casi poi fa abbandonare lo sport.
La cultura giusta è quella del “vincere“, nel rispetto dell’avversario e delle regole. Bisogna fare tutto il possibile per vincere!
 Nella vita di tutti i giorni gli atleti abituati a vincere riescono meglio degli altri, sono più predisposti a raggiungere risultati importanti, sia nel lavoro che nella sfera personale. Non a caso nei colloqui di lavoro molti selezionatori vedono di buon occhio chi ha praticato ( o pratica ) sport a buoni livelli ed è competitivo.
 
Lo sport può essere straordinariamente educativo, se praticato correttamente e con il giusto spirito. Chi cresce nella cultura del basta partecipare, penserà inconsapevolmente, che anche nella vita basta partecipare. Ovviamente non è proprio così. La vita è dura ed è spesso anche crudele. Se non si ha la forza e la determinazione di conquistarsi ogni centimetro, difficilmente verrà costruita una vita appagante e di successo.
Insomma imparare a vincere nello sport è fondamentale
per imparare a vincere anche nella vita.
Ovviamente bisogna capire correttamente cosa significa vincere nello sport.
Nello sport si vince quando:
Si vince.
Il modo più ovvio per imparare a vincere è vincere. Creare l’abitudine alla vittoria, crea inconsapevolmente la convinzione di essere un vincente. Ovviamente vincere dipende da molti fattori, ma allenarsi e gestire al meglio le gare per vincere, con un sanissimo agonismo, permette di formare al meglio il proprio carattere e struttura la propria autostima .
Si superano i propri limiti.
Si vince ogni volta che si superano i propri limiti. Ogni volta che si alza l’asticella, o si riduce il tempo nella velocità, o si impara qualcosa di nuovo allora si sta vincendo. Per superare i propri limiti, bisogna essere disposti a sudare ad impegnarsi a mettersi in discussione e a credere moltissimo in se stessi. Bisogna essere disposti a combattere sfide importanti e bisogna essere anche disposti a perdere.
Ma una volta superato un proprio limite  ci si sente persone migliori, aumenta l’autostima e si è caricati di nuovo entusiasmo e passione.
Ci si allena con obiettivi ben posti.
Abituare un atleta a porsi e a raggiungere obiettivi motivanti aiuta a creare una forma mentis vincente anche nella vita di tutti giorni, e non solo nel lavoro. Essere disposti a lavorare duramente per perseguire un risultato è da vincenti. Raggiungere i propri obiettivi è da vincenti.
Si impara a perdere.
La parte più complicata e dolorosa del processo di crescita di un atleta è la gestione delle sconfitte. A nessuno piace perdere, ma a volte alcune sconfitte aiutano a crescere, a migliorare e a vincere. Spesso dietro una sconfitta si nasconde un’opportunità straordinaria per imparare delle lezioni fondamentali non solo nello sport.
Purtroppo non c’è cultura di apprendimento nella sconfitta , ci si concentra solo su quello che è andato male, si da la colpa a eventi esterni ( arbitro, il campo gara, eventi atmosferici, ecc…), non  si analizza con serenità.
Dopo una sconfitta il comportamento giusto è quello di essere disposti, a bocce ferme, di analizzarla correttamente. Bisogna analizzare cosa è andato bene e cosa va migliorato. Poi bisogna capire che si è perso e ciò non significa essere perdenti. Non imparare nulla è da perdenti.
Si impara a vincere in gruppo
Imparare a relazionarsi all’interno di un gruppo sportivo è fondamentale per la crescita di ogni persona. Lo sport può essere una palestra straordinaria. Imparare a vincere in gruppo è straordinario. Gli sport di squadra possono dare la possibilità di imparare le seguenti abilità preziose anche nella vita: sapersi inserire in un contesto, relazionarsi, farsi apprezzare, guidare un gruppo, dimostrare forme di leadership, imparare a sacrificarsi per gli altri, ecc…
Si vince ogni volta che si riesce ad imparare una delle precedenti abilità.
Si esce a fine gara con la sensazione di avere dato tutto e di aver provato a vincere con ogni mezzo lecito.
Il vincente è l’atleta che è disposto a dare tutto in campo e a provare tutte le strategie lecite per vincere la gara. Non si scoraggia, crede in se stesso e pensa che la gara può essere vinta fino alla fine. Spesso il vincente anche quando perde non si dispera, perchè  sa che dopo aver dato tutto non avrà rimpianti qualsiasi sarà il risultato.
L’abitudine a cercare ogni tipologia di soluzione per vincere aiuta l’atleta a crescere come persona. La vita di tutti i giorni a volte è davvero difficile, ed avere al mentalità di chi non si da mai per vinto ed è disposto sempre a dare tutto per raggiungere i suoi obiettivi è fondamentale per vivere una vita appagante e di successo.
Frasi mediocri quali, l’importante è partecipare, l’importante è divertirsi, l’importante è passare un po’ di tempo insieme.
Sono tutte fesserie.
L’importante è vincere!
 

Uno dei problemi che gli operatori dello sport hanno e che peggiora sempre di più è che molti bambini arrivano a giocare e devono accettare certe situazioni: per esempio che giocano meno o che giocano peggio, mentre la mamma gli ha sempre detto che erano i più belli,che erano i migliori.
 Ci sono genitori che chiamano campione il figlio,ma
perché campione se non ha mai giocato a niente, non ha mai vinto niente, che valore ha?
Il bambino arriva e scopre che la mamma non aveva ragione perché non è il migliore e ce n’è un altro che merita più di lui.
Accettare i propri limiti non significa dire “non valgo”, ma “io valgo comunque e se non gioco bene a questo sport giocherò meglio ad un altro e se non giocherò a nessuna cosa vuol dire che avrò bisogno solo di divertirmi e che farò qualcosa d’importante in un altro campo o forse farò l’arbitro o il tifoso”.
Invece molte volte la mentalità è che o vinco o sono una porcheria: questi sono concetti che dobbiamo
combattere, pur continuando a sforzarci per vincere.
Parliamo dei difetti tecnici di natura temperamentale:
L'atleta che parte di testa al primo errore e gli avversari gli fanno tre punti consecutivi. Questo è un  difetto perché l'atleta subisce invece che soffrire e non è la stessa cosa. Si può soffrire ma non subire: soffrire, ma reagire e fare il punto sucessivo; non esiste che si prendano tre punti perché si è arrabbiati. Per cui bisogna combattere questi difetti. Se si fa questo si comincia ad avere mentalità vincente, perché se un giocatore vince un difetto, sente già di essere migliorato, ha più autostima.
Julio Velasco

MESSAGGIO AGLI UMANI ( BIPEDI)
Lealtà
 è parola che deriva dal latino legalitas e che indica una componente del carattere, per cui una persona sceglie di obbedire a particolari valori di correttezza e sincerità anche in situazioni difficili, mantenendo le promesse iniziali e comportandosi seguendo un codice prestabilito - sia esso tacito o esplicito. In altri termini, si può intendere per lealtà il grado di coerenza tra un comportamento nella pratica e gli ideali a cui si attiene teoricamente una persona.

Sembrando caratteristica personale che si richiama spesso ai cosiddetti valori prestabiliti ed essendo apparentemente più moderno ed apprezzato primeggiare destreggiandosi nella precarietà, l'agonismo esasperato, l'apparire, o adattarsi alla vorticosa velocità delle trasformazioni culturali per il raggiungimento del benessere, la lealtà sembra attualmente una virtù personale antiquata e in declino, quali altre come la prudenza, il buon senso, l'onore, il pudore, la continenza, la galanteriao la correttezza.

È una qualità morale umana (nel caso di animali si usa la parola "fedeltà") che presuppone il superamento di un conflitto interiore per via di una scelta.

Se è la testa a fare la differenza, occorre allenare la testa a fare la differenza".
Tra i fattori che incidono nella preparazione di un atleta o di una squadra uno è più importante, fondamentale, decisivo: il fattore umano. Quello che dell'essere umano è esclusivo: la sua psiche, quel complesso insieme di ragione, di passioni, di sentimenti, di intelligenza. Gli allenatori, i maestri, i professori e gli stessi genitori dei bambini o ragazzi che fanno sport non devono mai perdere di vista che coloro che giocano sono soprattutto persone, nella loro grandezza..................... e nelle loro debolezze...Julio Velasco
 
Cari genitori,
mi rivolgo a voi in quanto esseri adulti, razionali e con la testa ben piantata sulle spalle. Preferisco essere proprio io a dirvelo, con cognizione di causa e prima che lo scopriate sulla vostra pelle: la pallavolo è lo sport più pericoloso che esista.Vi hanno ingannato per anni con la storia della rete, della mancanza di contatto fisico, del fair play. Ci siamo cascati tutti, io per primo, il rischio è molto più profondo subdolo. Prima di tutto questa cosa del passaggio. In un mondo dove il campione è colui che risolve le partite da solo, la pallavolo, cosa si inventa? Se uno ferma la palla o cerca di controllarla toccandola due volte consecutivamente, l’arbitro fischia il fallo e gli avversari fanno il punto. Diabolico ed antistorico: il passaggio come gesto obbligatorio per regolamento in un mondo che insegna a tenersi strette le proprie cose, i propri privilegi, i propri sogni, i propri obiettivi. Poi quella antipatica necessità di muoversi in tanti in uno spazio molto piccolo. Anzi lo spazio più piccolo di tutti gli sport di squadra! 81 metri quadrati appena. Accidenti, ci mettiamo tanto ad insegnare ai nostri figli di girare al largo da certa gentaglia, a cibarsi di individualismo (perché è risaputo che chi fa da sé fa per tre), a tenersi distanti da quelli un po’ troppo diversi e poi li vediamo tutti ammassati in pochi metri quadrati, a dover muoversi in maniera dannatamente sincronica, rispettando ruoli precisi,addirittura(orrore)scambiandosi‘cinque’in continuazione.                                 
Non c’è nessuno che può schiacciare se non c’è un altro che alza, nessuno che può alzare se non c’è un altro che ha ricevuto la battuta avversaria. Una fastidiosa interdipendenza che tanto è fondamentale per lo sviluppo del gioco che rappresenta una perfetta antitesi del concetto con cui noi siamo cresciuti e che si fondava sulla legge: ‘La palla è mia e qui non gioca più nessuno’. Infine ci si mette anche il punteggio e il suo continuo azzeramento alla fine di ogni set. Ovvero, pensateci: hai fatto tutto benissimo e hai vinto il primo set? Devi ricominciare da capo nel secondo. Devi ritrovare energia, motivazioni, qualità tecniche e morali. Quello che hai fatto prima (anche se era perfetto) non basta più, devi rimetterlo in gioco. Viceversa, hai perso il set precedente? Hai una nuova oggettiva opportunità di ricominciare da capo. Assolutamente inaccettabile per noi adulti che lottiamo per tutta la vita per costruire la nostra zona di comfort dalla quale, una volta che ci caschiamo dentro, guai al mondo di pensare di uscire. Insomma questa pallavolo dove la squadra conta cento volte più del singolo, dove i propri sogni individuali non possono che essere realizzati attraverso la squadra, dove sei chiamato a rimettere in gioco sempre ed inevitabilmente quello che hai fatto, diciamocelo chiaramente, è uno sport da sovversivi! Potrebbe far crescere migliaia di ragazzi e ragazze che credono nella forza e nella bellezza della squadra, del collettivo e della comunità. Non vorrete correre questo rischio, vero?  Anche perché, vi avviso, se deciderete di farlo, non tornerete più indietro.               

Mauro Berruto….Commissario Tecnico della nazionale maschile di pallavolo


Marco Paolini
 
La difesa è sicuramente il fondamentale che più' di ogni altro sta caratterizzando il volley degli ultimi anni. Fino a qualche tempo fa, infatti, esistevano le squadre con giocatori di bassa statura ma bravi difensori e, per contro, le squadre di giocatori alti e forti a muro ma pessimi difensori. Oggi invece ogni squadra tende ad avere atleti di notevole struttura fisica, ma i migliori sono appunto quelli che, oltre ad essere alti, sono anche bravi in difesa. In altri termini, dunque, potremmo dire, con uno slogan, che "la difesa qualifica il pallavolista di alto livello" e ciò risulta tanto più vero, quanto più ci si riferisce non solo agli aspetti tecnici del  discorso, ma anche, e soprattutto, agli aspetti di carattere volitivo. lì buon difensore deve, per forza di cose,  essere tenace, caparbio, aggressivo... in una parola: grintoso! Ecco dunque perché la difesa riveste un ruolo  così importante nella pallavolo moderna: oggi si vince o si perde per due palloni in più o in meno e per tale  motivo il buon pallavolista deve innanzitutto avere delle grandi risorse prima ancora che fisiche e tecniche; deve essere un combattente su ogni pallone; deve avere mentalità vincente. Ebbene, la difesa è lo specchio di tutto questo; è il segnale più evidente ed immediato se le cose funzionano o meno; è la spia della condizione di "attivazione" degli atleti. Possiamo dire, allora, che la tecnica assume un'importanza secondaria in difesa, rispetto alle qualità morali e volitive che sono "nascoste" dietro tale fondamentale; è verissimo infatti che per far prendere un pallone in difesa è necessario "volerlo prendere" più che conoscere la tecnica in modo perfetto. Ciò è diventato ancor più vero da quando le recenti innovazioni al regolamento consentono di intervenire sul primo tocco difensivo con la libertà più assoluta, il che se da un lato scandalizza i puristi del bagher, dall'altro rende sicuramente il gioco più spettacolare.


Le casistiche essenziali degli interventi difensivi

1. Palla forte addosso
1. Sulla palla forte addosso, l'obiettivo tecnico che ricerchiamo è quello di tenere la palla in gioco senza farla "schizzare" fuori dal campo o nella metà campo avversaria; a tal scopo è fondamentale che le braccia si preparino, già prima del contatto con la palla, davanti al corpo, con le spalle extraruotate; gli avambracci saranno paralleli al suolo ad una distanza fra loro poco più larga delle spalle: le braccia, in pratica, sono piegate e rimangono tali anche al contatto con la palla. La posizione del tronco sarà un poco flessa ma sicuramente non troppo piegata in modo tale che il capo possa guardare bene avanti a sé; le gambe, infine, saranno ben divaricate ma solo un poco piegate, con i piedi fra loro paralleli e bene appoggiati a terra pur con il peso del corpo sbilanciato in avanti. La palla addosso praticamente ci colpisce e la nostra abilità di difensori sarà nel fornire in un attimo un piano di impatto tecnicamente utile, che potrà essere un solo braccio (perché non c'è tempo di unirne due in bagher), oppure il bagher con le braccia piegate, o anche una o due mani aperte a mò di portiere di calcio. Ebbene, per eseguire tali gesti, rapidamente e direttamente sulla palla, sono importanti i muscoli addominali ed in generale tutti i muscoli che mobilizzano le braccia, ma ancor più importante ciò che possiamo definire il "riflesso sulla palla" che, molto volgarmente, voglio paragonare alla capacità di "non chiudere gli occhi", la qual cosa implica aggressività e coraggio indispensabili ad un buon difensore.

Sulla palla abbastanza forte, che però non ci arriva addosso, risulta determinante proprio il "riflesso sulla palla" da intendersi come la capacità di avvicinarsi al pallone, pur non avendo tempo di eseguire alcuno spostamento. Si tratta di un gesto che somiglia molto a ciò che fa il portiere di calcio sul rigore e ciò si esegue con una piegata (destra o sinistra) o con un affondo magari seguito da un tuffo laterale. lì tutto va comunque completato dall'azione delle braccia che dovranno portarsi direttamente sul pallone, senza movimenti di oscillazione laterale, e dall'azione delle spalle che orienteranno il piano di rimbalzo nel modo più adatto a incassare la palla in volo.
Sui palloni lenti, ma lontani dalla nostra posizione di attesa, dovremo rapidamente "uscire" dalla postura di base, già descritta in precedenza (che per tale motivo non dovrà essere troppo piegata) per cercare un recupero in salvataggio. lì tuffo, in proposito, è particolarmente adatto per i palloni lenti ma molto lontani da noi: bisognerà nell'ordine preferire un tuffo con presa in bagher (per indirizzare meglio la palla) oppure un tuffo con presa ad una mano (sia destra che sinistra) per alzare comunque la palla e renderla giocabile anche, da ultimo. Il tuffo scivolato con il braccio disteso e la mano a terra fra la palla e il terreno che rappresenta un caso estremo di salvataggio e solo come tale va usato. Il gesto della rullata è, infine, più conveniente su palloni vicino a rete che dobbiamo appunto recuperare allontanandoli dalla rete. Infine la recente introduzione del colpo di piede si addice particolarmente ai salvataggi con palla particolarmente bassa su cui si può arrivare con i piedi ma non con le mani. Per completare il discorso bisogna menzionare (e allenare) anche i recuperi fatti girandosi spalle a rete, correndo ed eseguendo il bagher rovesciato, sui palloni che, ovviamente toccati dal muro, ci avrebbero scavalcato.  

La parabola del ranocchio...
C’era una volta…una gara di ranocchi.L’obiettivo era arrivare in cima a una gran torre. Si radunarono in molti per vedere  e la gara cominciò.In realtà, si erano riuniti per curiosità e non credevano possibile che i ranocchi raggiungessero la cima. Tutto quello che si ascoltava erano frasi di questo tipo:
"Non è possibile! Non ce la faranno mai!"
I ranocchi cominciarono a rallentare gli sforzi,tranne uno che continuava, imperterrito e testardo,a cercare di raggiungere la cima.La gente continuava:
 "Non è possibile!
Non ce la faranno mai!"
E i ranocchi si stavano dando per vinti,e qualcuno già desisteva dall’impresa tranne il solito ranocchio testardo che continuava ad insistere.Alla fine, tutti desistettero tranne quel ranocchio che, solo e con grande sforzo, raggiunse alla fine la cima.Gli altri volevano sapere come avesse fatto.
Uno degli altri ranocchi si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere la prova
E scoprirono che... era sordo

Morale...

Non ascoltare le persone con la pessima abitudine di essere negative...derubano le tue migliori speranze Ricorda sempre il potere che hanno le parole che ascolti o leggi. Per cui, preoccupati di essere sempre
 positivo e Sii sordo quando qualcuno ti dice che non puoi realizzare i tuoi sogni.
 
 

“Ci sono quelli che usano sempre gli stessi vestiti,
ci sono quelli che portano gli amuleti,
ci sono quelli che implorano guardando il cielo,
quelli che credono nelle superstizioni,
e ci sono quelli che continuano a correre quando tremano loro le gambe,
quelli che continuano a giocare
quando finisce il fiato,
quelli che continuano a lottare
quando tutto sembra perduto,
come se ogni volta fosse l’ultima volta,
convinti che la vita stessa sia una sfida.
Soffrono, ma non si lamentano
Perché sanno che il dolore cessa,
il sudore si asciuga,
la stanchezza finisce
ma c’è qualcosa che non scomparirà mai:
la soddisfazione di esserci riusciti.
Nei loro corpi c’è la stessa quantità di muscoli,
nelle loro vene scorre lo stesso sangue,
ma ciò che li rende diversi è il loro spirito,
la determinazione di raggiungere la cima,
una cima alla quale non si arriva superando gli altri,
ma superando sé stessi.”